Etica e fotografia naturalistica

Segnaliamo l’interessante articolo di Antonio Iannibelli sull’etica nella fotografia naturalistica (visionabile anche qui).

“La fotografia naturalistica è un ramo della fotografia che si concentra sulla ripresa di animali e piante nel loro habitat naturale, per conoscerne il comportamento e apprezzarne la bellezza. Soprattutto la fotografia della fauna selvatica necessita di una particolare attenzione, perché la qualità della sua vita è molto condizionata dalla nostra presenza. Lo scopo di questo genere fotografico è quello di mostrare la bellezza intrinseca della natura, quindi gli animali nel proprio habitat con i loro pregi e i loro difetti, se difetti possiamo chiamarli.”

 

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Scoiattolo meridionale in atteggiamento di curiosità – Ph. Antonio Iannibelli

“Ad esempio, se un lupo mangia un capriolo, sembra la cosa più naturale del mondo; se un lupo mangia una pecora, invece, ciò non appare molto naturale agli occhi degli umani e tendiamo a considerarlo un difetto, ma se conoscessimo meglio il lupo potremmo conviverci pacificamente.

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Canis lupus italicus. Lupa che osserva curiosa – Ph. Antonio Iannibelli

La fotografia naturalistica è praticata sia da professionisti, persone che fanno questo per lavoro, che da amatori, persone che desiderano il contatto con la natura senza interesse economico, in ogni caso per ottenere dei buoni risultati è necessario conoscere sia l’ambiente naturale che gli animali selvatici che lo abitano. Sapendo che la flora e la fauna sono strettamente collegate fra esse e che il giusto equilibrio dipende dalla selezione e dalla distribuzione naturale, l’intervento umano è quasi sempre dannoso. Il fotografo naturalista ha il privilegio di essere ambasciatore tra il mondo naturale e la nostra specie, ma si trova spesso da solo di fronte a vite inermi; il suo comportamento può essere quindi decisivo per la sopravvivenza di quella singola vita e addirittura per la sua intera specie. Per questo genere fotografico la cautela quindi non è mai abbastanza, serve una particolare etica che porti il fotografo di natura a concentrare la propria attenzione sul rispetto degli animali e del loro ciclo biologico, prima di tutto, mettendo in secondo piano la fotografia. Ritengo che chi non sia un bravo naturalista non potrà mai diventare un bravo fotografo di natura.

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Sus scrofa. Cinghiale mascherato – Ph. Antonio Iannibelli

Per me fotografare gli animali selvaggi è un modo per conoscere sempre più il mondo naturale e per meravigliarmi ogni giorno esattamente come quando ero bambino, desideroso di scoprire gli abitanti del bosco. E’ un pretesto per stupirmi di fronte al mistero della vita e per immergermi in quella dimensione primordiale che mi purifica corpo e spirito.

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Una foto ambientata può dire tanto. Non essere ossessionato dai primi piani! (Urie – Capo Nord) – Ph. Alfonso Roberto Apicella

Ho conosciuto persone che fotografano gli animali allo zoo o in ambienti chiusi dove la vita o la morte degli animali dipende esclusivamente dall’uomo. Altri che in particolari situazioni usano espedienti per ingannare gli animali, e mi sono sentito dire che non fanno altro che studiare il loro comportamento e che le foto serviranno per far conoscere meglio quella determinata specie. Personalmente penso che le aree che limitano il movimento degli animali e che ne condizionano il comportamento andrebbero quasi tutte cancellate, e che i fotografi che ritengono di far conoscere una specie in questo modo in realtà non conseguono una buona conoscenza di quella specie e quindi non possono essere considerati fotografi naturalisti. Altrettanto scorretto ritengo il comportamento di quei fotografi che con il cibo e attrattive varie condizionano il comportamento dei selvatici pur di ottenere delle facili fotografie.

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Anche il giardino può dare buoni spunti! (Occhiocotto) – Ph. Francesco Ambrosi

Chi si occupa di natura, oltre alla biologia e all’etologia dei suoi soggetti deve sapere quali sono i rapporti con gli uomini e in particolar modo quali sono i problemi di sopravvivenza di quella determinata specie. Quando una specie è protetta per legge bisogna sapere quali sono i motivi di disturbo da evitare, e, se tra questi c’è la presenza umana, bisogna astenersi dall’avvicinarsi e dal fotografarli. A volte sento di persone che si prefiggono di fotografare una certa specie proprio perché sanno che è protetta, senza porsi il problema della salvaguardia. Questo comportamento non è etico.

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Cervi – Ph. Alfonso Roberto Apicella

Solo per fare un esempio, le aquile e i rapaci in generale sono specie molto sensibili al disturbo di fotografi e ricercatori, cercare una foto a tutti i costi può contribuire a farle scomparire per sempre.

Chi è allora un buon fotografo di natura?

E’ un naturalista, uno studioso della natura che conosce molto bene i suoi soggetti fotografici e che usa la fotografia come mezzo per documentare ciò che vede. E’ un appassionato che utilizza il suo tempo libero alla ricerca di angoli incontaminati, per migliorare le sue condizioni di vita e quelle di ogni altro essere vivente. E’ un amatore che non vende i suoi lavori, ma li condivide, perché crede ciecamente nella difesa degli habitat; è in questo senso che mi piace definirlo amatoriale: colui che ama quello che fa. E’ un tecnico impeccabile perché vuole che i suoi reportage possano diventare documentazione scientifica per contribuire attivamente alla ricerca ufficiale, e perché non vuole neanche lontanamente che qualcuno metta in discussione la sua buona fede. Conosce la sua attrezzatura alla perfezione e privilegia il tele obiettivo piuttosto che il grandangolare, sapendo che più lontano si mantiene dal soggetto meno disturbo arrecherà.

Deve anche conoscere la legislazione in merito, la legge sulla caccia, per esempio, ma anche le normative che regolamentano le aree protette e le proprietà private. In ogni caso, per il fotografo naturalista tutto il mondo è un parco, in fondo gli animali selvatici sono indicatori di una maggiore biodiversità e di un ambiente più sano, ancora di più se fuori dalle aree protette per legge.

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Il riposo dell’albanella minore – Ph. Francesco Ambrosi

Il fotografo naturalista è un comunicatore: attraverso le sue foto, le pagine web, le conferenze, i workshop fa conoscere la natura che ci circonda. E’ un educatore: tramite la divulgazione delle sue foto, educa e sensibilizza a modelli di conoscenza ambientale e di responsabilità.

Gli animali e le piante selvatiche italiane sono tra le più sconosciute, anche tra noi italiani; ho incontrato persone che conoscono alla perfezione animali e piante africane o tropicali, ma faticano a distinguere un capriolo da un cervo o un’orchidea da una pianta grassa.

Il fotografo naturalista è principalmente un ricercatore di emozioni. Conosce il linguaggio fotografico e sa che catturerà l’attenzione degli osservatori solo se le sue foto saranno in grado di trasmettere emozioni. Perché le foto possano cogliere nel segno devono essere autentiche, come ogni animale che è libero di vivere nel suo habitat.

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Svassi – Fiume Sele – Ph. Alfonso Roberto Apicella

Inoltre il fotografo di natura, per confermare quello che ha esaminato sul campo, produce documenti (foto e video) che cataloga con molta cura, il suo archivio è fonte di tante piccole ricerche direttamente dal campo. In fin dei conti il fotografo è prima di tutto un naturalista ma anche uno studioso e un educatore.

E’ etico corredare le proprie foto di nome e cognome, della data in cui è stata scattata e del luogo, anche se, rispetto a questo ultimo dettaglio, per le specie particolarmente protette è richiesta una certa cautela. Sono altrettanto utili i dati di scatto e le attrezzature usate per una più corretta identificazione dei soggetti. Personalmente ritengo non corretto presentare ricerche anche scientifiche corredate da immagini ad animali o piante riprese in cattività, ma se proprio non se ne può fare a meno va specificato dove, quando e perché.

Se la fotografia è tutto questo, vuol dire che il mondo scientifico, ancora di più in questo periodo di crisi economica, ha a disposizione un tesoretto da poter utilizzare, perché i fotografi naturalisti sono tanti e, come si diceva, spesso sono dei bravi ricercatori. Sono dei volontari e aspettano solo di essere coinvolti. Possono essere formati e indirizzati a progetti specifici, dandone il giusto riconoscimento; per loro poter collaborare al miglioramento del nostro ambiente è segno di grande riconoscimento morale.

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Grillaio tra gli asfodeli in fiore a sera – Ph. Francesco Ambrosi

Il mondo scientifico attinge spesso dagli archivi dei fotografi amatoriali, e altrettanto spesso non riconosce la loro importanza. Da parte nostra la collaborazione c’è già, ma ci piacerebbe creare un canale strutturato con gli enti, in modo da prevedere il nostro contributo ai progetti fin dalla fase propositiva. Attualmente invece veniamo contattati solo quando il lavoro sta per concludersi e con richieste di immagini che altri non sono riusciti a reperire. Come se le fotografie fossero solo un contorno, mentre tutti sappiamo che una foto ben fatta vale di più di mille parole.

Spesso vengono richieste foto con la sola promessa di pubblicare il nostro nome, come fosse una concessione del tutto facoltativa, ignorando che è invece obbligatorio per la legge sul copyright.

Il mondo scientifico e gli enti pubblici (enti parchi, comuni, provincie, regioni ecc.) con i loro uffici preposti sono dei grandi fruitori di immagini di natura, attingono a piene mani dagli archivi fotografici di noi fotografi naturalisti senza darci il giusto riconoscimento, a volte persino manomettono le nostre foto adeguandole alle esigenze tipografiche vanificando il valore.

A loro, noi fotografi di natura, porgiamo la mano per dire che abbiamo voglia di vedere pubblicate le nostre foto e che siamo fieri di contribuire alla ricerca ma che tutto il processo, nel limite del possibile, deve essere controllato anche da parte nostra. Un lavoro fatto a più mani, ognuno con le proprie competenze, facendo sì che il lavoro sia completo ed acquisisca un valore che non potrebbe essere raggiunto altrimenti.

I veri fotografi naturalisti sono uomini che mantengono vivo il dialogo con il mondo naturale utilizzando il linguaggio più potente del mondo, la fotografia.”

Testi di Antonio Iannibelli

Per approfondire l’argomento ho trovato interessanti articoli in rete:

http://www.studiumnaturae.com/codice-etico/

https://www.facebook.com/notes/tiziano-pablo-andrea-salamone/codice-etico-del-fotografo-naturalista/537049786326902/

http://www.ormeselvagge.it/pagine/Fotografia%20naturalistica%20arte%20ed%20etica.htm

http://www.fotocomefare.com/missione-etica-fotografia-naturalistica/

http://www.photofarm.it/documento-etico/

http://www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=1324491

http://www.afni.org/sezioni/italia.html

 

 

 

 

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